Architettura come… Fascismo

La damnatio memoriae è la pena per tutti i dittatori sconfitti. E’ umana. E in epoca romana era legge. Chi era nemico di Roma la subiva. L’imperatore precedente la subiva. La subì Caligola e così le sue navi che si trovavano sul lago di Nemi, dedicate alle dee Iside e Diana. Due preziosi oggetti che vennero fatti affondare dal Senato romano. E che vennero recuperate solo alla fine degli anni ’20.

Non voglio fare apologia del Fascismo. Ci mancherebbe. La storia è maestra e credo che il fascismo, come qualsiasi dittatura, sia da condannare.

L’architettura del Ventennio vive la sua damnatio memoriae. Gli appelli alla salvaguardia di questo immenso patrimonio sono stati molteplici e soprattutto sono spesso venuti da persone che non hanno alcun secondo fine. Città che sopravvivono, come Predappio, non per la qualità architettonica che vi si trova, ma per i negozi di souvenir che propongono souvenir di aquile, moschetti e busti. Roba da nostalgici di un passato che si spera possa non ripresentarsi mai più.

All’architettura del regime hanno collaborato gli architetti più importanti di quel periodo: Michelucci, Libera, Moretti, Terragni…

La collaborazione di progettisti alle architetture del regime gli ha confinati in una sorta di limbo culturale dal quale non si sa quando riemergeranno. La Casa del fascio di Terragni a Como è attualmente sede provinciale della Guardia di Finanza. Una delle architetture italiane più famose all’estero è quasi impossibile da visitare. Ci vogliono permessi dal comune, si visita solo in alcuni giorni, a certi orari,… E’ più conosciuta all’estero che in Italia: basti pensare che Peter Eisenman ha dedicato anni di studio (e anche un libro) a Terragni e la sua architettura.

Il giudizio storico sul ventennio è chiaro, la sua produzione architettonica invece non deve rischiare di scomparire. Case del fascio, colonie, città di fondazione,… rappresentano volenti o nolenti il passato di questo paese.

Architetture che oltre ad essere immagine della magnificenza del regime sono opere di qualità architettonica e ingegneristica.

“L’edificio si è così trasformato, i tetti e i cornicioni sono scomparsi, la copertura degli edifici viene realizzata attraverso i terrazzi, gli intonaci hanno ricoperto di bianco i volumi, e dove non sono stati impiegati gli intonaci, sono state giustapposte lastre di marmo. Parallelamente, l’abolizione di cornici, gronde, gocciolatoi, zoccoli, ossia di tutto il repertorio di membrature aggettanti di eredità classica, propria di questo tipo di architettura, è stata essa stessa causa di degrado delle opere”.

L’architetto inglese Dan Dubowitz ha girato per qualche hanno nelle spiagge italiane (e non solo) fotografando le principali colonie estive del Ventennio. Architetture costruite per formare la gioventù fascista, per indottrinarla, ma veri e propri gioiell di architettura razionalista.

Sono tutte in condizioni disastrose. Recente è la notizia della volontà del calciatore Hernan Crespo, insieme ad altri imprenditori, di trasformare  la Colonia Fara in centro benessere di lusso. Una cosa per pochi intimi. Un bene collettivo per pochi eletti.

Il lavoro svolto da Dan Dubowitz è veramente interessante. Qui sotto il link, con la possibilità di scaricare un pdf del lavoro da issuu.

www.civicworks.net/books/fascismo-abbandonato—italian/

Fascismo abbandonato

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