Architettura come… Immagine

Il saggio di Benjamin sulla riproducibilità dell’opera d’arte ha segnato un’epoca ed è un classico irrinunciabile per chi vuole avvicinarsi all’arte del ‘900 e comprenderla nel profondo.

Per un architetto la riproducibilità ha radici più profonde. L’invenzione della stampa nel corso del XV secolo e la conseguente diffusione dei trattati rinascimentali ha completamente cambiato l’approccio del progettista al passato e ai suoi insegnamenti.
Palladio e i suoi ordini sono entrati negli studi di tanti architetti e Oltremanica e Oltreoceano hanno diffuso il Palladianesimo.
Architetti più o meno competenti si sono così cimentati nella copia di capitelli e frontoni.

Prima della fotografia, che ha trasformato completamente la circolazione delle immagini del mondo, e quindi dell’architettura, ci hanno pensato stampe e litografie a internazionalizzare stili, forme e modelli.

“L’esigenza intellettuale di riprodurre visualmente l’immagine degli exempla architettonici antichi si manifesta quasi contemporaneamente alla diffusione della silografia: verso il 1450 Alberti si sforzerà ancora di descrivere verbis solis, senza disegni, forme architettoniche antiche e moderne – con qualche risultato imprevisto. Due o tre generazioni più tardi, quando la riproduzione meccanica dell’immagine sarà ormai universalmente diffusa, anche i teorici dell’architettura potranno aspirare ad una documentazione grafica sistematica estesa e precisa dei capolavori dell’architettura antica. Dopo secoli di primato della parola, il discorso architettonico potrà ormai contare sull’immagine – comporre con l’immagine, sfruttare senza riserve un’immagine affidabile e fedele, riprodotta e trasmessa conformemente a suo archetipo.
A differenza degli autori antichi e medievali, i teorici del Rinascimento sanno di poter trasmettere sincronicamente testo ed illustrazioni. Questa nuova consapevolezza mediologica è in rapporto – dialettico, non potendo distinguere fra causa ed effetto – con una doppia frattura, capitale per la storia della cultura costruttiva all’inizio dell’era moderna. La cultura figurativa medievale non ignorava il principio d’imitazione, ma, come si è visto, l’imitazione medievale era in larga misura aniconica. E’ solo nel Quattrocento che l’imitazione architettonica diventa ciò che in seguito non ha mai smesso di essere, ed è ancora oggi – un atto visuale. 
Inoltre, in questa nuova versione – in modo grafico, per così dire – l’imitazione perde il ruolo secondario che occupava nell’economia generale del pensiero architettonico medievale. L’imitazione è al centro, è il cuore stesso della teoria architettonica del Rinascimento.
La teoria e la pratica di un’imitazione visuale si affermano a detrimento del metodo normativo della tradizione medievale gli individui prendono il posto degli universali e i modelli diventano più importanti delle regole. Il passaggio dal formalismo del pensiero architettonico medievale all’esemplarismo rinascimentale è anche il passaggio da un metodo che definisce rapporti o strutture architettoniche nascoste ad un altro che controlla un’immagine visibile del costruito.”

(da Carpo Mario, L’architettura dell’età della stampa. Oralità, scrittura, libro stampato e riproduzione meccanica dell’immagine nella storia delle teorie architettoniche, Jaca Book, Milano 1998, p. 51-52)

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Un Commento

  1. Oggi, compiuto definitivamente il passaggio dall’homo sapiens all’homo videns, dal concetto di “conoscenza” del mondo del primo e di “visione” del mondo del secondo, ” Le cose, i luoghi sono conosciuti attraverso le immagini; sono loro a circolare. Sempre di più produciamo immagini illusorie virtuali vicine alla realtà, ma che mostrano palazzi che non esistono, o che non esistono ancora.……. “
    Architettura da guardare, catturata dal monitor del computer, dallo schermo cinematografico, dal display dei cellulari, architettura di immagine o immagine dell’architettura, autoreferenziale, incomunicativa, perché “non possiamo discutere con un’immagine. Non possiamo ragionarci.”
    Oltretutto, abbiamo sempre meno da dirci.

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