Architettura come… MAXXI

Chris Dercon era stato direttore della Haus der Kunst e del Museo Boijmans van Beuningen. Non contento aveva co-fondato il Witte de With. Poi è stato scelto per la Tate Modern.

Thomas Campbell si è fatto le ossa quattordici anni nel Dipartimento di Scultura Europea e Arti Decorative, prima di diventare direttore del Met di NY. Non si contano poi le collaborazioni con altre istituzione, i premi e le pubblicazioni.
Per arrivare sulla 53° strada, al MOMA, Glenn David Lowry ha curato precedentemente il Dipartimento di Arti del Vicino Oriente all’Arthur M. Sackler Gallery, la Freer Gallery of Art ed è stato direttore dell’Art Gallery of Ontario.

Le direzioni della Fundación Antoni Tàpies e del Museo de Arte Contemporáneo de Barcelona sono state trampolino di lancio per Manuel Borja-Villel a guidare il Museo Reina Sofía.

Per arrivare a dirigere il tempio di Mies Van der Rohe, la NationalGalerie, Udo Kittelmann aveva lavorato per il Museums für Moderne Kunst a Francoforte e la Kölnischen Kunstvereins.

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

I nostri Francesco Bonami e Massimiliano Gioni, nomi di punta della curatela d’arte contemporanea, sono stati in istituzioni prestigiose all’estero, prima di rientrare in Italia. In istituzioni private.

Montedison, Legambiente, il Partito Democratico, non sono validi argomenti per dirigere quello che dovrebbe essere il più importante museo di arte contemporanea italiano.
Roma dovrebbe puntare a primeggiare in Italia, considerando il fatto che Milano soffre ancora della mancanza di un’istituzione del genere, e sopperisce, solo in parte, con il PAC e la Triennale.

La Melandri poteva chiamarsi in un altro modo. Non è il nome a fare infuriare. E’ il cursus honorum del personaggio, le modalità della scelta, l’arte vista solo come ennesima poltrona da spartire. L’anno scorso fu il caso di Vittorio Sgarbi alla Biennale di Venezia. Quest’anno della Melandri. Poi chissà.

Parlare di contemporaneo è difficile, perché bisogna essere immersi nel sistema dell’arte. Bisogna allontanarsi dai nomi già affermati e cercare quelli da affermare.
Il MAXXI già in partenza aveva il freno a mano tirato e, solo per citare le mostre di architettura, ha proposto Aldo Rossi, Carlo Scarpa, Giancarlo De Carlo, Luigi Moretti. Si è spulciato negli archivi e non si è pensato a guardare a cosa succedeva intorno nel mondo dell’architettura.

Ci vuole una nomina seria, con una visione chiara del panorama attuale, con una direzione corraggiosa.
Ma forse non è roba da Italia.

L’arte italiana sembra così destinata ad andare solamente verso il privato. Prada, Trussardi, Pomodoro, … si sono già attrezzati. Si attendono i prossimi.

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