Architettura come… Laurea

Anche l’operaio vuole il figlio dottore, cantava qualcuno.

La laurea è la 3° media del nuovo millennio. Senza di essa, così pare, non si può fare nulla.
O sei laureato o non sei adatto ad entrare nei meccanismi del mondo del lavoro.

E con il tempo l’università ha fatto questo: ha teso l’occhio e, soprattutto, i suoi insegnamenti verso il mercato del lavoro.
La riforma universitaria che ha introdotto le lauree triennali ha creato la proliferazione dei corsi di laurea, per cui esistono molteplici denominazioni differenti:

_Scienze dell’Architettura
_Scienze dell’Architettura e della città
_Scienze dell’Architettura e dell’Ingegneria Edile
_Architettura
_Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Paesaggistico Ambientale
_Urbanistica
_Architettura Ambientale
_Architettura delle Costruzioni
_Architettura e Produzione Edilizia
_Management del Progetto
_Gestione del processo edilizio-Project Management
_Tecniche per la Progettazione del Paesaggio e di Giardini
_Urbanistica e Sistemi Informativi Territoriali
_Urbanistica e Scienze della Pianificazione Territoriale e Ambientale
_Pianificazione della città, del territorio e del paesaggio
_Pianificazione del territorio e dell’ambiente
_Tecnologie del costruire
_Architettura d’interni
_Edilizia, Costruzione, Gestione, Sicurezza, Ambiente
_Storia e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali
_… e si potrebbe continuare.

E’ di qualche giorno fa la notizia che alcune lauree magistrali in Architettura (in particolare la Laurea Magistrale “Interni e Allestimenti”) non permetta di iscriversi all’albo, e di poter così svolgere a pieno titolo la professione di architetto.
I ricorsi non si sono fatti attendere, naturalmente. Perché a conclusione di un percorso ogni persona, giustamente, spera di vedere riconosciuti i diritti che le spettano. In questo caso la possibilità, previo esame di stato, di iscriversi all’albo.

Tralasciando l’esempio citato, la proliferazione dei corsi di laurea ha evidentemente portato ad una confusione sulla figura professionale dell’architetto: decine di corsi di laurea triennale, decine di corsi magistrali, migliaia di master che coprono tutti i campi del sapere…
e poi, nella pratica, l’architettura sembra essere immobile e priva di nuove idee.
Nelle facoltà si insegna a progettare, quasi sempre, palazzine rese belle dai programmi di modellazione 3D; manca sempre di più la manualità, il rapporto diretto con i materiali, in qualunque forma, rapporto che non può essere tralasciato, perché l’architettura è soprattutto materica, fisica.
Alla progettazione di spazi si è sostituita la progettazione di forme: e mentre i docenti invitano a stare alla larga dalle archistar, nella pratica di laboratorio, spesso, alle archistar si fa il verso, in un tacito accordo tra docente e studente.

Il rinnovamento dell’architettura, credo, deve sicuramente passare dal rinnovamento dei corsi di laurea.
Ci deve essere un corso unico, quinquennale, con materie serie, che non siano l’ennesima poltrona per amici di e figli di.

La colpa della crisi dell’architettura è soprattutto colpa nostra: non si può sempre scaricare la colpa sui protagonisti delle riviste patinate…. in fondo i loro esempi ci fanno comodo: non si è speso tempo a cercare rapporti con la città e con le persone; diventano icone ripetibili; sono figli dell’elaborazione di un computer.

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