Architettura come… Luna Park

Ci avevano provato negli anni Le Corbusier e Frank Lloyd Wright a costruire a Venezia.
Dei loro progetti c’è solo il ricordo: quello di Le Corbusier, l’ospedale, ha addirittura fatto scuola ed è diventato riferimento per Peter Eisenman.
Ora Venezia sta vivendo la sua nuova vita.
Dopo i recenti progetti di Renzo Piano per il Museo dedicato all’opera di Emilio Vedova, i lavori di Tadao Ando per la Fondazione Pinault a Punta della Dogana, il famigerato ponte di Calatrava presso la stazione e il discusso progetto di Frank O. Gehry, un’altra importante firma sta per lasciare il segno nella laguna: si tratta di Rem Koolhaas, chiamato a Venezia dalla famiglia Benetton.

Al centro del progetto c’è il Fondaco dei Tedeschi, centro dei commercianti d’oltralpe a Venezia, prestigioso palazzo del XVI secolo, che ha ospitato al suo interno affreschi del Giorgione, di Tiziano, del Veronese e del Tintoretto.

A quasi due anni dalla Biennale del 2010, in cui l’architetto olandese analizzava il problema della conservazione del patrimonio architettonico, il progetto veneziano sembra aver trovato la strada della realizzazione.

Si conosce ancora ben poco in dettaglio l’opera: sicuramente da Rem Koolhaas non ci si può aspettare un progetto silenzioso e minimale. Desta già scalpore l’idea di una grande scala mobile che taglia la corte centrale e che si può alzare in caso di necessità.

Sembrano lontani gli anni degli interventi sull’architettura storica di maestri come Franco Albini e Franca Helg o di Carlo Scarpa, che a Venezia ha lasciato innumerevoli piccoli e grandi capolavori.

Rem Koolhaas è e rimane un grande punto di riferimento per l’architettura contemporanea: ma la folle corsa all’archistar continua a far affondare, almeno socialmente, Venezia.
Luoghi creati ad uso e consumo dei turisti, che guardano le opere solamente dall’obbiettivo fotografico, immortalano e tornano a casa.

Una città che pensa al profitto e non si progetta assieme ai suoi cittadini è destinata a morire.
Perché il consumismo non può diventare modello urbano.

Chiamiamola Dubai, Las Vegas o Venezia.
Cambia la forma, ma l’etichetta dice sempre MADE IN $.

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