Architettura come… classico

Salvatore Settis è sicuramente una delle menti più brillanti del panorama della critica d’arte in Italia.
Essere stato alla guida di uno dei più importanti Istituti Superiori d’Italia, la Normale di Pisa, sottolinea la sua importanza.
Non che, per forza, la carica sia sinonimo sempre di grande intelligenza e/o cultura.
In questo caso, ritengo però che la lunga lista di ruoli ricoperti non sia dovuta al semplice caso.
La sua lunga battaglia sul patrimonio artistico (e specie sul paesaggio) è culminata recentemente nel volume Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile.

Incuriosito ho quindi comprato un libro edito qualche anno fa da Einaudi, Futuro del “classico”: la parola classico è naturalmente ricorrente nel corso di un qualsiasi studio di arte.
Personalmente, cercavo un libro che cercasse di farmi comprendere l’importanza del Classico nella cultura contemporanea, e come esso influisce sia in modo esplicito, che implicito.

Si spazia in tutti i campi dell’arte: pittura, scultura e architettura. Le citazioni e gli esempi sono innumerevoli, ma non appesantiscono la lettura, anzi, invogliano il lettore/studente ad una ricerca parallela alla lettura.

Più ci si immerge nella lettura, più si comprende come sia esplicitamente, ma soprattutto implicitamente, il “classico” sia entrato in profondità nella nostra cultura, nei nostri costumi e nei nostri monumenti.

Salvatore Settis - Futuro del "classico"


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