Architettura come… Aldo Rossi

Ho visitato recentemente uno dei progetti icona del XX secolo, l’ampliamento del cimitero di San Cataldo a Modena, di Aldo Rossi, realizzato con la collaborazione di Gianni Braghieri. L’opera d’arte del maestro italiano.

Un capolavoro. I volumi perfetti, puri che disegnano ombre nette, e che quindi come meridiane segnano il passare delle ore. I colori sembrano quelli dei quadri di De Chirico.

Il concorso per il cimitero è bandito dal comune di Modena il 6 maggio 1971, e la coppia di architetti vince con un progetto intitolato “L’azzurro del cielo”. Il progetto deve tutt’ora essere completato. E nella parte già realizzata necessita di manutenzione.

A proposito del concorso Paolo Portoghesi scrive su Controspazio: “… il Comune di Modena ha compiuto un atto di coraggio e di sensibilità culturale. È andato “controcorrente”, perché non si tratta certo di un tema alla moda in un’epoca di consumismo e di tecnologismo imperante; ma si è acquistato dei meriti oltre che nei confronti della cittadinanza, nei confronti della cultura architettonica italiana invitata a cimentarsi nella soluzione di un problema inconsueto, per il quale mancano indicazioni pregnanti nella tradizione dell’architettura moderna e che non di meno costituisce parte integrante e non marginale del problema della nuova città”.

L’idea di Aldo Rossi sul progetto è ben sintetizzata in queste parole: “Il cimitero deve essere considerato come un edificio pubblico, i cui percorsi abbiano la chiarezza e la razionalità necessaria… All’esterno, è recintato da un muro in cui si aprono delle finestre. Di conseguenza, non si differenzia molto da altri spazi pubblici. Per il suo ordine e la sua posizione, esso riflette anche l’aspetto che gli è proprio come un ricordo della città moderna. Il cubo è una casa abbandonata o non finita e il cono che sovrasta la fossa comune come un grande camino, non può forse sembrare la cappa di un’officina deserta?”

Lo schema progettuale è composto da un perimetro realizzato da gallerie porticate con colombari e un ossario al centro. Invece di una necropoli orizzontale, Rozzi e Bragheri realizzano una città verticale per i morti. Non c’è spreco di terreno, e come nelle città dei vivi il sistema dei percorsi è estremamente razionale.

Rossi lega il suo edificio al vecchio cimitero realizzato da Andrea Costa. Tra le due aree sorge il cimitero ebraico e sono poste nuove funzioni accessorie.

Al cimitero si accede attraverso un alto porticato, sorretto da grandi pilastri a pianta rettangolare. Sopra al porticato una prima colombaia.

L’ossario è un cubo perfetto, una forma pura. Le finestre, larghe un metro per un uno, svuotano completamente la facciata. All’interno si trova una corte a cielo aperto. Il colore delle pareti è un rosso chiaro, che come ho detto, sembra essere preso da un quadro di De Chirico.

Tutta l’architettura è semplice, fatta di segni netti. Il cemento delle colombaie è a vista, con il segno geometrico delle cassaforme. I materiali sono semplici. Nell’ossario le scale sono in metallo, come delle semplici scale antincendio.

Dei disegni originari colpisce la grande ciminiera, simbolo della città industriale, inserita nella città dei morti. Ritengo che, insieme all’ossario centrale, sarebbe stato l’elemento di maggiore fascino del progetto. Il cantiere mi sembra essere ripreso: spero si continui sulla strada segnata da Aldo Rossi, per non compromettere l’unità del suo progetto, e per portare a termine un progetto che sulla carta resta uno dei capisaldi dell’immaginario collettivo contemporaneo del fare architettura.

Luigi Ghirri - Cimitero di San Cataldo

Gabriele Basilico - Cimitero di San Cataldo

Gabriele Basilico - Cimitero di San Cataldo

Aldo Rossi conosce sicuramente due opere d’arte della tradizione italiana, che sono sicuramente fonte d’ispirazione per il suo cubo: un progetto di Adalberto Libera e una tela di Mario Sironi.

Adalberto Libera - Piano per Aprilia (1936)

Mario Sironi - Periferia (1922)

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