Architettura come… Le Corbusier

Dei classici della letteratura Mark Twain dice: “Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto ma che nessuno vuole leggere”.

In architettura spesso mi succede così: degli edifici icona del movimento moderno non ne ho visto quasi nessuno. Insomma vorrei vedere un sacco di classici…

Roberto Gervaso, sempre a proposito di libri classici dice: “Quando uno scrittore diventa un classico non c’è più bisogno di leggerlo: basta citarlo” e Italo Calvino aggiunge: “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.”

Ho appena visitato la cappella di Ronchamp di Le Corbusier. Da studiarsi attentamente. Insomma ci si può fare un anno di lezioni parlando di questo capolavoro dell’architettura moderna. E’ un classico: basta citarla. Perché tutti ne hanno l’immagine ben chiara in testa.

Ronchamp è un progetto incredibile. Le Corbusier dimentica i suoi cinque punti realizzando un edificio di carattere quasi espressionista: non esistono vere e proprie facciate. La cappella è un’architettura completamente introversa (e forse l’architetto in questo non sbaglia: una cappella non è un luogo di raccoglimento e preghiera?).

Della tipica chiesa rimane solo l’orientamento con l’altare verso levante, per il resto Le Corbusier, oltre ai suoi amati 5 punti, dimentica tutte le regole degli edifici religiosi cristiani. La pianta non è più a croce: ha una forma irregolare, non definibile. Alla sala centrale per la messa si aggiungono tre cappelle che sono illuminate zenitalmente da tre grandi pozzi. L’idea viene dal viaggio che il maestro compie in Italia nel 1911: visitando la villa Adriana a Tivoli rimane folgorizzato dal Serapeum costruito nella roccia, soprattutto dal modo in cui è illuminato, una sorta di camino che come un periscopio capta la luce; l’architetto chiama questo meccanismo “trou de mystère” (foro del mistero). Essendo un principio di illuminazione indiretta decide di utilizzarlo per il progetto della Sainte-Baume, che però non sarà mai realizzato.

La luce all’interno non è mai diretta: oltre ai grandi pozzi, la luce entra dalle finestre che rappresentano vere e proprie fenditure nella grande massa muraria. A filo esterno o a filo interno, le finestre colorate illuminano in modo differente ad ogni ora del giorno la cappella. Con i colori, Le Corbusier ci dà una rilettura delle vetrate delle cattedrali gotiche.

All’interno gli accorgimenti sono tantissimi: l’area dedicata al culto è in leggera pendenza, così da permettere una vista completa dell’altare a tutti i fedeli; gli spazi più importanti (altare, acquasantiere, cappelle, panche) sono trattati con un diverso tipo di pavimentazione. Anche all’esterno avviene la stessa cosa.

All’esterno, coperto dal grande tetto, Le Corbusier crea uno spazio dove il paesaggio diventa chiesa. Un po’ come farà più tardi Tadao Ando con la Chiesa dell’Acqua, dove pone la croce in mezzo al lago, legando indissolubilmente luogo di culto e panorama.

Tutto è studiato alla perfezione: le maniglie dei portoni, leggii,… il tabernacolo in ceramica, i portali,… Un portale è ricoperto da mattonelle in ceramica dipinte con opere del maestro, l’altro con cemento con in rilievo fossili di conchiglia.

Il tetto è la grande opera plastica del progetto: all’interno la sua curvatura disegna uno spazio diverso in ogni angolo, slanciando il volume verso l’area dell’altare. Evidenti sono i segni delle casseforme in legno.

Credo veramente che sia un progetto da visitare. Perché rimangono in mente mille spunti differenti. Da scrivere ci sarebbero migliaia di cose, e credo ci siano abbastanza pubblicazioni sulla chiesa più esaustive di questo articolo.

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