Architettura come… Carlo Mollino

“Falso documento più o meno consciamente fabbricato e scelto con fini tendenziosi e personali, truccato ad arte con elisioni, accostamenti, selezioni trasfiguratrici, insomma un documento colto in modo tale che, dell’ oggettività, avrà solo l’ apparenza”

Carlo Mollino, Messaggio dalla camera oscura

Uno dei geni dimenticati (o quasi) dell’architettura italiana. Eclettico artista. La sua opera spazia dall’architettura alla fotografia. E’ a partire dagli anni 30 che Carlo Mollino comincia ad appassionarsi alla fotografia: realizza nell’arco della sua vita più di 2.000 fotografie, perlopiù donne nude. La maggior parte delle fotografie sono polaroid, eccetto i primi anni, le cui realizzazioni sono di più grande formato (realizzate con una Leica). Gli altri soggetti delle sue opere rappresentano le grandi passioni di Mollino: l’architettura, naturalmente, e lo sci.

Le prime fotografie vengono scattate negli anni tra il 1936 e il 1943, naturalmente con soggetto donne, in bianco e nero. Il set è la Casa Miller, a cui Mollino lavora proprio in quegli anni. Casa Miller è un semplice bilocale sito in via Talucchi a Torino, che viene trasformato da Mollino in un luogo di grande forza espressiva. Per arredarla Mollino si avvicina al Surrealismo: utilizza ad esempio specchi per rompere la prospettiva che solitamente tende a gerarchizzare lo spazio. La volontà è quella di trasformare un banale bilocale: pannelli colorati, superfici trasparenti, … dissolvono lo spazio e danno al visitatore una sensazione di straniamento.

Carlo Mollino - Casa Miller

Carlo Mollino

Carlo Mollino - Società Ippica Torinese

Negli anni 50, avendo sempre come soggetto corpi femminili nudi, Mollino sceglie come set Villa Scalero. Successivamente diventano set anche villa Zaira e l’appartamento di via Napoleone a Torino, oggi sede del Museo Casa Mollino. Oltre a foto in bianco e nero, Mollino comincia a scattare anche immagini a colori.

Carlo Mollino

Carlo Mollino

Carlo Mollino

Carlo Mollino

Carlo Mollino

La fotografia per Mollino è frutto di una ricerca puramente personale. Molte delle fotografie rimangono inedite fino alla morte. L’architetto utilizza quindi il mezzo fotografico per ampliare la sua capacità espressiva: si ricordano mobili che si ispirano proprio ai corpi femminili. Non è strano che architetti cerchino in altre discipline artistiche ispirazione per le loro realizzazioni: Le Corbusier dipingeva metà della giornata. Nel suo atelier in rue Nungesser et Coli si può ancora oggi ammirare il grande cavalletto utilizzato dall’architetto francese. Ritengo la ricerca di forme nelle altre discipline importante affinché un architetto non si banalizzi e ristagni nelle sue realizzazioni. Se guardiamo le opere di Zaha Hadid è ovvio vedere una ricerca plastica che si avvicina molto spesso, ad esempio, alle opere dello scultore britannico Henry Moore. Ricordando la famosa pianta della Casa in campagna in mattoni di Mies, il riferimento al Neoplasticismo è inevitabile. La pianta ha una sua forza intrinseca, ma è fuori scala. Molte delle architetture del Costruttivismo russo nascono da ricerche puramente formali e plastiche: l’architetto elabora forme pure, concetti che poi cerca di rendere misurabili.

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