Architettura come… Juliaan Lampens

Domus n°937 dedica un articolo a Juliaan Lampens (De Pinte, Ghent 1926), archietto belga.

Le pubblicazioni su questo architetto sono quasi inesistenti.In italiano non esiste nulla (credo). Cercare qualcosa sulla rete attraverso i motori di ricerca è inutile, la maggior parte dei siti sono naturalmente in fiammingo o tedesco. Aiuta molto in questo caso Flickr, dove si trovano foto delle sue architetture. Almeno le foto fanno comprendere gli spazi progettati e quindi portano ognuno di noi a formulare una critica personale sull’opera dell’architetto.

Dalle foto si può ben cogliere la qualità degli spazi disegnati e sicuramente si può ben affermare che l’architetto godrà di una gloria postuma.

La scrittrice dell’articolo, Angelique Campens, ha curato una mostra sull’architetto assieme al fotografo Jan Kempenaers e all’architetto Sara Noel Costa de Araujo.

Le architetture presentate erano principalmente quattro:

* la casa dell’architetto a Eke;

* la casa Vandenhaute-Kiebooms a Huise;

* la casa Vanwassenhove a Sint-Martens-Latem;

* la cappella Nostra Signora di Kerselare.

Le architetture presentate sono progettate in un periodo di tempo che va dal 1960 al 1975. La sua produzione architettonica è legata principalmente al tema della casa, dove riesce ad esprimere al meglio il concetto di plan libre, arrivando a soluzioni in cui spariscono pilastri e pareti, rendendo l’abitazione un unico spazio in cui tutte le stanze sono in comunicazione tra di loro. Le sue abitazioni rappresentano quindi un’utopia e tutt’oggi, a detta dell’autrice dell’articolo, sono piacevolmente abitate dagli inquilini.

I suoi progetti sono quasi tutti in cemento armato e sono profondamente influenzati dall’orientamento solare e dal rapporto con la natura e il contesto. Le sue abitazioni hanno un lato chiuso verso il pubblico, ma gli altri aperti verso la natura e il paesaggio.

La pianta è quindi sempre libera: per l’architetto nulla deve ostacolare lo spazio e si cercano quindi soluzioni formali interessanti per celare bagni e docce. Nella villa Vandenhaute-Kiebooms, i servizi si trovano racchiusi in cilindri tagliati all’altezza degli occhi: una soluzione che ricorda quella di Le Corbusier nel Palazzo dei Filatori o di Carlo Scarpa in Casa Ottolenghi. Nella cucina invece il gesto formale è invertito: degli schermi visuali scendono dal tetto interrompendosi ad altezza spalle. L’architetto sceglie quindi il posto di cucina e bagno, ma lascia totale autonomia agli inquilini che possono decidere spontaneamente dove posizionare camere da letto, soggiorno, area studio,… L’architetto quindi riporta l’abitare a condizioni ancestrali in cui non vi erano divisioni tra adulti e bambini.

La casa Vanwassenhove rappresenta uno spazio compatto in cui l’architetto deve misurarsi con alcune normative che obbligano la costruzione di un tetto inclinato. All’interno gli spazi abitativi sono realizzati su differenti livelli: il piano terra comprende la zona giorno e la cucina, il livello mediano la zona studio e l’ultimo la terrazza coperta. Ancora una colta l’architetto propone la soluzione del cilindro come contenitore, in questo caso del letto.

La cappella Nostra Signora di Kerselare è ovviamente, tra quelle citate, l’opera più fotografata dell’autore, essendo l’unica pubblica. La vecchia cappella, costruita nel 1460 e poi ampliata nel 1850, viene distrutta da un incendio. Si decide quindi di ricostruirne una nuova. Lampens partecipa al concorso con un suo vecchio professore, Rutger Langaskens e vince. Il progetto finale si discosta dai disegni di concorso.

Guardando l’intero spazio dall’altare possiamo vedere come lo spazio si amplia in diagonale verso la grande finestra di 10 metri.

Opera realizzato in béton brut, si ispira sicuramente ad uno degli architetti più ammirati da Juliaan Lampens, Le Corbusier, in particolare al convento della Tourette.

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